Dal 1945 a sostegno degli imprenditori artigiani
Responsabilità e Federalismo
 
Stampa questo articolo Invia questo articolo

Venezia - 06.10.2009


RESPONSABILITÀ E FEDERALISMO


La quarta "puntata" dell'Osservatorio Consiglio Regionale e Unioncamere del Veneto sul tema.

Nel novembre 2007 il Consiglio regionale del Veneto, in collaborazione con Unioncamere del Veneto, ha istituito un Osservatorio regionale sul federalismo e la finanza pubblica. I risultati del lavoro dell’Osservatorio sono disponibili nella sezione Pubblicazioni del sito di unioncamere del veneto, dove è possibile scaricare tutti i rapporti.

Il 24 settembre scorso è stato presentato il 4° Rapporto: "Responsabilità e Federalismo".

"Le esperienze europee dimostrano che il modello federale rappresenta una forma di governo moderna, efficace ed efficiente ed il legislatore italiano, scegliendo questa forma, ha ritenuto che possa contribuire ad una nuova crescita economica e civile dell’Italia". Non da dubbi il Presidente di Unioncamere Veneto, Federico Tessari, sull’enorme valenza della Legge Delega in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, la cui recente approvazione rappresenta una svolta per l’attuazione del federalismo nel nostro Paese. Proprio nell’ottica di continuare a fornire dati e suggerimenti utili al dibattito su questa tematica si pone il Quaderno di Ricerca. Uno dei principi cardine della Legge Delega consiste nella "autonomia di entrata e di spesa" e nella "maggiore responsabilizzazione amministrativa, finanziaria e contabile di tutti i livelli di governo". Curato dal Centro Studi di Unioncamere, e presentato da Gian Angelo Bellati, Direttore di Unioncamere, e da Luca Antonini, Professore ordinario di Diritto Costituzionale Tributario all’Università di Padova, questo studio continua un lavoro iniziato oltre due anni fa con un primo quaderno su "I costi del non Federalismo", e proseguito poi con una seconda ricerca dedicata alla "Spesa pubblica e federalismo" e con una terza dal titolo "Federalismo e competitività".


"Con questo nuovo Quaderno Unioncamere Veneto continua a mantenere viva l’attenzione sugli effetti che la riforma federale dello Stato italiano potrebbe innescare nella vita sociale e nel sistema economico, sempre più coinvolto nella competizione globale: l’ultimo dato sull’export veneto, nonostante la caduta dei mercati mondiali, rivela che esso sfiora i nove miliardi e mezzo, più 1,7 per cento rispetto al primo trimestre 2009" continua Tessari, che si è confrontato sulla ricerca con il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Marino Finozzi, e l’Assessore regionale alle Politiche economiche, Vendemiano Sartor. Il Presidente di Unioncamere indica due obiettivi imprescindibili da perseguire con convinzione.


"Primo, il sistema produttivo deve migliorare le performance economiche. Secondo: come cittadini dobbiamo pretendere la massima efficienza da parte delle Amministrazioni pubbliche, specie quelle che operano a livello centrale. In Italia la PA assorbe circa il 50 per cento della spesa statale e rappresentala maggior azienda del Paese. Il Veneto ha 48 dipendenti pubblici a tempo indeterminato ogni mille abitanti rispetto a una media nazionale di 57. I costi della PA sono più bassi che nel resto del Paese ed è maturo il tempo per attuare politiche differenziate su base regionale che non siano penalizzanti come il Patto di Stabilità o gli Studi di settore". Il Veneto registra un residuo fiscale pari a 20,9 miliardi di euro, 4.315 euro per abitante, registrando il valore più elevato degli ultimi 10 anni, e guida la graduatoria delle regioni in avanzo finanziario procapite, insieme a Lombardia (7.771 euro) ed Emilia Romagna


(4.478 euro). Ogni 100 euro che i contribuenti veneti versano alle PA (Stato, Regione, Province, Comuni), solo 70 vanno a beneficio dei residenti sotto forma di servizi. Ergo, sono sempre e solo le medesime regioni a contribuire positivamente alla perequazione territoriale, che allo stato attuale non sembra aver sortito alcun effetto positivo per lo sviluppo economico delle regioni del Mezzogiorno. Tra il 2000 e il 2007 le regioni del Sud, caratterizzate da saldi fiscali sistematicamente negativi, non hanno registrato una variazione significativa del livello di sviluppo economico. Nel 2000 il Pil del Mezzogiorno era il 21,5 per cento di quello del Centro-Nord, oggi è il 20,8%. Anziché ridursi, come sarebbe logico aspettarsi da una politica di solidarietà fra regioni, il divario è cresciuto di quasi un punto percentuale.


Tra i fattori che contribuiscono ad accrescere il residuo fiscale, il livello di imposizione fiscale sulle imprese rappresenta un grave problema da risolvere. Non tanto quello nominale, calcolato sul reddito imponibile, ma quello reale calcolato sul reddito effettivamente conseguito dall’azienda e desumibile dai bilanci. Dal confronto dei dati di bilancio delle società di capitale della regione con i corrispondenti dati del totale nazionale, per l’esercizio 2005, e alcuni degli anni precedenti, emerge una situazione penalizzante per le imprese venete. L’aliquota effettiva per il Veneto non solo è superiore sensibilmente a quella nominale ma anche a quella effettiva media nazionale. Tale differenza arriva a toccare i 10 punti percentuali e causa non solo un aggravio effettivo di imposte, ma anche un’azione distorsiva sull’allocazione degli investimenti e il loro rendimento rispetto a quelli effettuati al di fuori dei confini regionali. "E’ chiaro – rimarca il Presidente Tessari - che le norme sull’indeducibilità fiscale di alcuni costi accrescono il reddito imponibile più di quanto avvenga in altre regioni, contribuendo così ad alimentare il residuo fiscale".


La ricerca analizza poi la situazione di alcuni Paesi con un assetto federale maturo e consolidato: ad esempio, circa la distribuzione del personale per livello di governo, indice del tipo di assetto istituzionale. In Italia ben il 54 per cento dei dipendenti è impiegato a livello ministeriale; in Germania solo l’11 per cento del personale pubblico opera a livello centrale, mentre il resto è distribuito tra Länder ed enti locali. In Germania, la generale riduzione del personale pubblico (- 8,2 per cento tra 2000 e 2008) ha riguardato tutti i livelli di governo, sia lo Stato centrale (-11,6 per cento) sia le istituzioni periferiche (Länder -15,1 per cento, Amministrazioni locali -18,8 per cento).


In Italia, nonostante la riforma del titolo V della Costituzione, il numero del personale pubblico centrale tra 2000 e 2008 è aumentato del 2,6 per cento, mentre i dipendenti delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali fanno segnare una flessione del 6,8 per cento. L’Italia in generale presenta la più elevata concentrazione di personale pubblico in rapporto alla popolazione: 62,2 dipendenti pubblici ogni mille abitanti contro i 56 di Spagna e Germania. Poco confortante anche un altro parametro da cui si misura l’autonomia, ovvero la fonte delle risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti. Dal 1999 al 2006 in Italia gli stipendi nel settore pubblico sono cresciuti più che nel resto d’Europa (+33,8 per cento) e oltre il doppio di quelli nel settore privato (+14,8 per cento). Nello stesso periodo la quota di stipendi pubblici sul totale è pari al 26,8% a fronte di un 21,4% della media dell’Eurozona e di un 14,9% della Germania. Si è così proceduto nella stima a livello territoriale dei possibili risparmi di spesa pubblica nel caso in cui l’Italia adottasse un sistema pubblico con caratteristiche affini a quelle di due Paesi federali come Spagna e Germania. "Se l’Italia avesse parametri uguali a quelli tedeschi il risparmio aumenterebbe fino a quasi 50 miliardi di risparmi e se avesse indici uguali a quelli spagnoli potrebbe risparmiare 21,3 miliardi, rispettivamente 3,4 per cento e 1,5 per cento del Pil nazionale" prosegue Tessari.


Ma la ricerca è andata oltre tentando una simulazione della "spesa regionale ottimale standard", la cui definizione a livello nazionale, peraltro, potrebbe contribuire a ritardare i decreti attuativi del federalismo. Combinando i consueti tre parametri (spesa per consumi intermedi, dotazione di personale pubblico, spesa per il personale) i risultati sono rilevanti: alcune regioni italiane presentano situazioni in cui la spesa pubblica è gestita in modo efficiente, anche nel confronto con Amministrazioni dei Paesi europei, mentre altre evidenziano parametri di spesa due o tre volte superiori alla media nazionale. "Considerando poi i valori medi dei parametri del Veneto come "spesa regionale ottimale standard" il risparmio potrebbe sfiorare i 28 miliardi (1,9 per cento del Pil), di cui 16,5 sulla spesa per il personale e 11,3 sulla spesa per consumi intermedi – afferma il Presidente di Unioncamere - Ciò potrebbe comportare un riequilibrio a favore della spesa per investimenti e dei servizi per le famiglie e le imprese e si potrebbe avere a livello nazionale un taglio netto di oltre 500 mila dipendenti pubblici (-15,6 per cento), riducendo la dimensione del pubblico impiego a 3 milioni dai 3,6 attuali".


Ma c’è di più. Se per ipotesi il sistema perequativo italiano non fosse ispirato ai principi della solidarietà, il risparmio di spesa pubblica a livello nazionale potrebbe essere molto più elevato. Considerando il livello medio di spesa pubblica dell’area lombardo-veneta rapportato al Pil, pari al 32,1 per cento (41,7% quella media nazionale) e applicando tale parametro alle restanti regioni italiane, si otterrebbe un risparmio di spesa pubblica di oltre 142 miliardi di euro. In termini relativi tale valore corrisponde ad una contrazione del 23 per cento rispetto al livello attuale di spesa pubblica in Italia, derivante da una flessione del -14 per cento nel Centro-Nord e del -43 per cento nel Mezzogiorno. Infine, un altro fenomeno che fa riflettere: in Italia più che in altri Paesi europei il pubblico impiego tende concentrarsi nelle aree più svantaggiate, svolgendo sovente un ruolo di "ammortizzatore sociale". L’Italia si distingue per i divari economici più ampi tra le diverse aree del Paese: le regioni "ricche" fanno registrare un Pil pro capite del 117,8 della media nazionale (100); i territori più svantaggiati presentano un Pil che non supera il 67%. Nelle regioni "povere" inoltre si riscontra il tasso maggiore di presenza di pubblico impiego in rapporto alla popolazione. Posta pari a 100 la media nazionale, in questi territori la concentrazione di dipendenti pubblici sale a 108, nelle aree più "ricche" si ferma a 94,8. Ancora maggiori le differenze territoriali circa la presenza di personale pubblico in rapporto e al numero di occupati: nelle regioni "povere" l’incidenza sale a 135, ovvero 50 punti in più del Centro-Nord. Quali dunque le ricette per accelerare l’attuazione di un federalismo compiuto? "Vi sono quattro riforme assolutamente urgenti – conclude Federico Tessari – La riscossione delle imposte può avvenire a livello locale con il passaggio delle Agenzie delle Entrate sotto il controllo delle Regioni. Avremmo il triplice vantaggio di responsabilizzare le amministrazioni locali, ridurre l’evasione e la pressione fiscale, decentrare il personale pubblico a livello regionale come per tutti gli stati federali, si veda la Germania. Bisogna specificare in dettaglio la possibilità dei "tributi propri" da parte di Regioni ed Enti Locali, la fiscalità di vantaggio, o meglio di sviluppo, che sarebbe utile anche alle imprese venete. Già la sola entrata fiscale dell’Irap sarebbe una valida base per realizzare tale politica di incentivi: le imprese hanno versato per l’Ira, nel 2007, 2 miliardi e 600 milioni sul totale di 3 miliardi e 350 milioni del Veneto. Quindi, è opportuno il trasferimento del demanio dallo Stato agli Enti regionali e locali e va attuata una decisa azione di semplificazione amministrativa.


Vai all'archivio >>


Stampa questo articolo Invia questo articolo
 
Nome utente
Password
  Ricorda
    Login
     
Hai dimenticato la password?
Hai dimenticato il nome utente?
 

NUOVO CORSO PER OPERATORE MARKETING ASSOCIATIVO

Maggiori informazioni >

CON-SER srl è l'Ente per la formazione della Confartigianato Provinciale di Venezia.

www.con-ser.ve.it

Cofidi Veneziano è una società cooperativa di garanzia collettiva senza fini di lucro che si fonda su un rapporto di mutualità tra i soci:
- Imprese artigiane
- Piccole imprese industriali

www.cofidiveneziano.it

Gruppo di Imprenditori Artigiani under 40 con l'obiettivo di:
INCENTIVARE lo sviluppo del'imprenditoria giovanile, STIMOLARE la collaborazione in rete tra le imprese del territorio...

www.giavenezia.it